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Pagamenti elettronici: pensa alla tua sicurezza!

 

In questi giorni si è scatenata una discussione animata a seguito delle parole del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il quale ha dichiarato che incentiveranno l’uso dei pagamenti elettronici a discapito del contante al fine di diminuire l’evasione fiscale ed il nero. 

Lungi da me discutere di evasione fiscale e pagamenti in nero, perché non è materia mia. Però sui pagamenti elettronici qualcosina voglio dirla, sempre sotto l’aspetto della sicurezza. 

Negli ultimi anni il phishing (truffa per cui si riceve una mail fasulla da una società conosciuta che richiede i propri dati per effettuare un intervento o per ricevere un regalo) ed i databreach (furto di dati sensibili) sono aumentati esponenzialmente, soprattutto perché sono aumentati i nostri dati sensibili disponibili online. Social network, piattaforme cloud, e-commerce…siamo sempre connessi e sembra ormai scontato dover effettuare pagamenti elettronici. Le banche inoltre ci fanno sembrare che questo sia il sistema più semplice di pagamento.

L’ incremento di pagamenti elettronici ha comportato una diminuzione drastica della circolazione del contante. Pensiamo per esempio ai supermercati o le poste. Prima le transazioni erano al 90% in contanti, adesso il pagamento elettronico è circa al 70%. Questi dati si riflettono immediatamente sulla circolazione del contante e tutto l’indotto che ne ruota attorno. 

Ma qualcuno ha pensato alla sicurezza dei pagamenti elettronici?

Ci sono 3 elementi di rischio nella sicurezza del pagamento elettronico: 

  1. La transazione in sé. L’operatore dove effettuiamo il pagamento, quindi il suo POS e la sua linea potrebbero non essere al sicuro. I POS comunicano via internet utilizzando le comuni linee in fibra o ADSL o il GPRS.
  2. La carta che portiamo con noi. Le carte hanno il chip rfid per il pagamento contactless e ci sono già state truffe di delinquenti che girano con il POS camuffato per avvicinarlo a borse e giacche di malcapitati. Impostando pagamenti di 20 € o poco più fino ai 25€ si evita di inserire il Pin, così potremmo essere vittime di un furto senza nemmeno accorgercene e soprattutto senza poter fare niente nell’immediato per rimediavi una volta scoperta la truffa, poiché queste transizioni vengono effettuate nell’arco di pochissimi secondi. Bisognerà contattare la propria banca ed iniziare una trafila con una denuncia alle autorità giudiziarie.
  3. L’utente stesso. Ognuno di noi, che utilizzando necessariamente un istituto di credito riceve una mail di phishing e viene truffato. 

Almeno i contanti possiamo anche nasconderli in casa. Poi magari dobbiamo montare un sistema di sicurezza appropriato per la nostra abitazione, ma questa è un’altra storia. 

 

Il mio consiglio è sempre quello di verificare le email ricevute, di leggere bene l’oggetto e l’indirizzo di posta elettronica del mittente. Inoltre le banche non chiedono mai di cliccare su un link e di inserire i propri dati sensibili, piuttosto si esorta alla visione di informazioni pubblicate sul sito ufficiale o alla lettura di messaggi riservati all’interno del proprio account. Se ci pensate bene, la vostra banca non ha bisogno di ulteriori informazioni sui vostri dati sensibili perché le ha già. 

Un altro consiglio è quello di utilizzare dei porta carte di credito o portafogli che proteggono il chip rfid e quindi di fatto “nascondono” la carta: così non può essere usata con il contactless da perfetti estranei malintenzionati. 

La sicurezza aumenta quando ne prendiamo coscienza…bastano pochi e semplici gesti per vivere in sicurezza.

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