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Gruppi nei social network: dov’è la sicurezza?

#gruppi #socialnetwork

 

La prima rivoluzione comunicativa avviene con gli SMS. Gli short message composti da 140 caratteri che hanno rivoluzionato il modo di comunicare dagli anni 90. Costavano pure cari ma li abbiamo usati tutti ed hanno avuto il pregio, o forse il grande difetto, di modificare il linguaggio. 

I social network sono stati indubbiamente una rivoluzione sul piano sociale, con l’intento di rendere facili le conversazioni scritte che prima si facevano con gli SMS. Si è arrivati a far dialogare le persone attraverso un testo più lungo e con un costo infinitesimale. 

Uno dei primi social network, e per certi versi ancora oggi il primo in termini di utilizzo, è WhatsApp. L’idea di creare un’applicazione basata sul semplice concetto di far dialogare le persone, come gli sms, ma con una lunghezza di testo molto più grande e con un costo pari a zero (inteso come costo SMS) perché semplicemente si utilizza il GPRS quindi la connessione internet...è proprio un’idea stata geniale!

WhatsApp ha aperto la strada a questo tipo di messaggistica e molti altri social molto noti sono nati sulla sua scia come Telegram, iMessage di Apple, Signal, ecc.  

Il secondo passo della rivoluzione nella messaggistica è stato quello di creare dei gruppi dove poter unire tante persone per poter dialogare secondo tematiche (gruppi di mamme o del calcetto) o per fare “salotto” scambiandosi foto e note vocali. Gli SMS sono quindi definitivamente morti e tanti saluti.

Quando nasce Telegram la competizione si fa ardua perché anche questa app è gratuita e presenta il medesimo impianto di messaggistica. Ovviamente ogni app ha delle peculiarità e Telegram incentra molti sforzi nella sicurezza dell’app ed in alcune piccole cose che la rendono sicuramente diversa. 

La differenza più sostanziosa è che mentre in WhatsApp l’unico modo per distinguere un utente è il suo numero di telefono, in Telegram si può utilizzare anche il nickname e si può nascondere il numero di telefono.

Questo ha un effetto enorme sulla privacy. 

Potendo nascondere il proprio numero di telefono abbiamo la certezza che nessuno possa farci delle chiamate indesiderate!

Ed arriviamo ai gruppi. In WhatsApp è facile creare un gruppo e per metterci dentro un utente basta averlo in rubrica quindi conoscerne il numero. In Telegram basta trovare il nickname. E fin qui è ok. Ma dopo che si è stati aggiunti ad un gruppo scopriamo tutti gli altri utenti partecipanti e quindi i loro numeri di telefono! Ed è anche possibile, in base alle impostazioni della privacy, vedere il loro messaggio di status e la foto profilo. Piccole informazioni utili per uno stalker però!

In Telegram questo non succede proprio perché il nickname sostituisce il numero di telefono, che si può nascondere per garantire la propria privacy. Se un utente dovesse contattarci possiamo bloccarlo e segnalarlo ma sicuramente non ha “scoperto” il nostro numero di telefono. 

Telegram batte WhatsApp 1 a 0 e palla al centro. 

Nascondere il proprio numero di telefono, quindi garantire l'anonimato, da però la possibilità ai malintenzionati di operare con maggiore tranquillità e quindi creare gruppi e canali di contenuto pedopornografico, pornografico o materiale illegale. Di questo dobbiamo tenerne conto e dobbiamo stare attenti sia quando veniamo “aggiunti” ad un gruppo o ad un canale sia quando ci imbattiamo in un canale “strano”.  

Mettere al sicuro, quindi non divulgare, il numero di telefono ci mette comunque al sicuro anche in altri contesti. Infatti tutti sappiamo che il numero di telefono è utilizzato per riceve gli sms con le password OTP da banche o portali dove sono custoditi i nostri dati importanti. 

Meno il nostro numero di telefono è visibile agli altri e meglio è. 

Ci sono altre funzioni che sono incentrate sulla sicurezza dei dati intesa come la possibilità di perderli ma ne parleremo in un altro articolo. 

 

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