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I social network hanno colpe, ma "noi umani" ne abbiamo molte di più

Ho cominciato a vedere un film-documentario di Netflix intitolato “The Great Hack - Privacy violata” che analizza lo scandalo di Cambridge Analytica. Il film è intervallato con interviste a personaggi chiave, anche giornalisti, che si sono interessati all’azienda Cambridge Analytica coinvolta in uno dei più grandi scandali riguardo la violazione della privacy. Ne emerge un quadro inquietante: in buona fede sono stati ottenuti i dati sensibili di milioni di utenti USA, che hanno poi subito una violazione nella privacy in quanto le loro informazioni sono state rivendute a scopo di lucro. 

Facciamo un passo indietro.
La società Cambridge Analytica utilizza la piattaforma Facebook per divulgare dei test di personalità che si possono svolgere registrandosi con l’account di Facebook. Un click e comincia il test! Al momento di confermare l’utilizzo dei dati Facebook per l’accesso ci viene anche indicato che l’utente accetta di fornire dei dati a Cambridge Analytica.

Qui scatta la fregatura! Perché i dati forniti non sono SOLO nome e cognome ed email ma anche le proprie preferenze in fatto di cibo, le pagine che seguiamo ed i like che abbiamo messo a foto, video, ecc. Inoltre, ed è un aspetto molto pericoloso per la privacy, la società ha accesso anche alla nostra lista amici e quindi in sequenza anche alle loro preferenze....
Insomma una catena senza fine ed una violazione della privacy grande come il cyberspazio! 

Ma non è tutto. Perché la cosa più riprovevole è che l’amministratore delegato di Cambridge Analytica sapeva benissimo che l’algoritmo funzionava così! Invece di fermare tutto, o almeno cancellare i dati raccolti, l’A.D.  è andato in giro a promuovere il fatto che avessero la bellezza di 5000 dati sensibili per ogni persona nel database (che erano milioni)…una mole di dati immensa!! 

Qui non faremo un processo a Cambridge Analytica ma ci interessa l’aspetto della sicurezza della privacy. Ricordiamo sempre che la “sicurezza comincia nella testa” e lo ripetiamo come un mantra! Basta avere un po’ di accortezza sui social network, dare meno dati personali e soprattutto evitare di utilizzare la propria geolocalizzazione sulla propria abitazione. 

Più dati personali reali forniamo ai social network e più siamo esposti sia a frodi informatiche di questo tipo che alla possibilità di essere seguiti e conseguentemente vittime di stalker. Non bisogna quindi eccedere con i dati personali, comprese foto video e geolocalizzazioni. Ma anche le relazioni parentali o le amicizie ed i luoghi dove lavoriamo ed abitiamo.

Se cominciassimo ad avere più accortezza nel gestire i nostri dati sensibili, avremmo subito una maggiore serenità poiché circolano meno informazioni su di noi. 

 

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